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OGGI SI EDUCA ANCORA ALLA LEGALITÀ' ?

Oggi è sempre più forte il bisogno di democrazia come luogo in cui ci si dia delle regole e in cui si sviluppano quei processi che governano lo stare insieme. Si ha l’impressione che l’attenzione su questi temi sia scemata non poco, e che laddove si provi a fare qualcosa lo si faccia con stereotipi che fanno più leva su situazione emotive che su approcci razionali. Ma vale ancora la pena educare alla legalità? Decisamente sì. Nel particolare momento storico che stiamo attraversando nel nostro Paese, dove l’approssimazione delle analisi e lo strabismo delle prassi a cui la politica italiana ci sta abituando, concimano nella società, e soprattutto nelle fasce giovanili, il germe del relativismo culturale e un senso di disorientamento e rassegnazione pericoloso, serve affermare con forza le idee della ragione. Di una ragione capace di percepire la portata storica di alcuni grandi processi in corso e che, come la Storia insegna, non si fermano certo con un semplice Altolà! D’altronde i processi si governano, non si eliminano per decreto. Se in Italia l’orizzonte di valori come l’onestà, il senso di cittadinanza attiva, il rispetto delle regole va sempre più assottigliandosi servono oggi, ancor più di ieri, educatori capaci di essere testimoni con la propria vita di questi valori, ma anche di accompagnare i giovani nella comprensione dei fatti e dei meccanismi che regolano e accompagnano la vita di tutti i giorni. Come educare alla legalità? Penso che parlare di legalità senza parlare di democrazia e partecipazione sia un approccio sbagliato e sbilanciato sul piano emotivo. Mi sembra quindi urgente, prima di tutto, parlare di democrazia, ovvero di un luogo in cui ci si dà delle regole condivise in cui si sviluppano quei processi che governano lo stare insieme e in cui, nostro malgrado, si generano le cancrene che tutti conosciamo. Perché darsi delle regole? E quando in una comunità le regole non sono rispettate? Quali disequilibri provoca sul tessuto umano, sociale, economico, etico di una società? Proviamo a rifarci queste domande per prima cosa.
 
Esiste uno spazio di maturità civile dove il rispetto della regola è vissuto non per paura della relativa sanzione, o perché comunque “fatta la legge, trovato l’inganno”, ma perché produce un equilibrio costruttivo tra l’individuo e la società. Ovvero faccio questa cosa perché serve a me e serve alla collettività.  Perché serve conoscere i processi che ci conducono a tutto ciò? Serve avere cognizione dei meccanismi che regolano i processi più importanti del nostro stare insieme come collettività. Perché è qui che sono in gioco le scelte di fondo della democrazia e dove si può attuare la propria visione del mondo. La democrazia è contrattazione! E quando questi processi si incancreniscono? La cognizione di cui si diceva prima ci aiuta a capire dove e come si annida il malaffare, le clientele, gli interessi di parte. Solo così è possibile immaginare soluzioni che precedono l’insorgere dell’illegalità.  CAMBIARE SI PUÒ. Serve solo capire come ciascuno nel suo contesto può fare scelte animate dalla voglia di giustizia, di libertà, di progresso nel convincimento che è giusto battersi per i valori in cui si crede, ma coscienti che per questo si pagheranno dei prezzi, più o meno alti, un po’ come morire, insomma!  Educare alla legalità è permettere che la crescita di ciascuno sia illuminata e guidata dalla giustizia che si apre alla solidarietà. Avere la certezza che il raggiungimento del bene comune è tanto più possibile quanti più membri della comunità sono coinvolti, rende l’educazione alla legalità uno strumento fondamentale della partecipazione alla vita democratica. La virtù civile deve essere il punto di arrivo di un percorso volto a formare una cultura della società basata sull’idea di bene comune. SOCIETA’ BASATA SULL’IDEA DEL BENE COMUNE… Forse oggi abbiamo dimenticato cosa voglia dire… Bene comune è frenare coloro che hanno le mani lunghe e per fare ciò sono necessarie oltre a delle buone leggi, la virtù civile dei cittadini. Una virtù civile per uomini e donne che desiderano vivere con dignità, poiché sanno che non si può vivere con dignità in una comunità corrotta fanno quello che possono, quando possono, per servire la libertà comune: svolgono la propria professione con coscienza, senza trarre vantaggi illeciti né approfittare del bisogno o della debolezza di altri; vivono la vita familiare su una base di rispetto reciproco in modo che la loro casa assomiglia più ad una piccola repubblica che non ad una monarchia o ad una congrega di estranei tenuta insieme dall’interesse o dalla televisione; assolvono i loro doveri civici, ma non sono affatto docili; sono capaci di mobilitarsi, per impedire che sia approvata una legge ingiusta o per spingere chi governa ad affrontare i problemi nell’interesse comune, sono attivi in associazioni di vario genere; seguono le vicende della politica nazionale e internazionale; vogliono capire e non vogliono essere guidati o indottrinati; desiderano conoscere e discutere la storia della repubblica e riflettere sulle memorie storiche. La virtù civile deve essere il punto di arrivo di un percorso volto a sradicare, soprattutto nei ragazzi, una mentalità egoistica e competitiva e a formare una cultura della società basata sull’idea di bene comune. Bene comune inteso non solo e non tanto come somma di beni individuali, ma come condizione indispensabile perché a ciascuno vengano riconosciuti e garantiti i diritti indispensabili dell’essere persona e come possibilità per tutti di conseguire il proprio perfezionamento. La ricerca del bene comune è intimamente legata al senso di legalità, infatti tale meta richiede la cura di ogni cittadino per la legge che ha come finalità la tutela e la promozione del bene di tutti. Avere la certezza che il raggiungimento del bene comune è tanto più possibile quanti più membri della comunità sono coinvolti, rende l’educazione alla legalità non un ulteriore fine dell’educare, ma uno strumento fondamentale della partecipazione alla vita democratica. In questa ottica educare alla legalità è permettere che la crescita di ciascuno sia illuminata e guidata dalla giustizia che si apre alla solidarietà, solo così tale educazione diventa anche possibilità di miglioramento e di cambiamento per le leggi affinché non vada mai persa l’anima e il senso di ogni norma: la difesa del più debole. A questo punto: da dove partire? Se i bisogni fondamentali non vengono riconosciuti come diritti, presto o tardi la forza prevarrà sulla giustizia e si risponderà a quei bisogni con la logica del favore o del privilegio con una conseguente creazione di legami che negano la libertà e la costruzione di una uguaglianza basata sulla solidarietà della complicità. Infatti per realizzare una comunità di persone nella quale i bisogni e le aspirazioni di ciascuno, gli uguali diritti ed i simmetrici doveri siano collegati e coordinati in un vincolo solidale sono necessarie regole di condotta, senza tali regole una società libera e giusta non può sussistere. In definitiva solo la legalità consente l’armonia del singolo con la società e rende effettivo il principio di uguaglianza permettendo la maggior libertà al maggior numero di persone.
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